Le gole del Raganello

Le Gole del Raganello regalano uno scenario tra i più belli, dov’è possibile praticare canyoning e torrentismo. Hanno inizio a quota 750 mt., nei pressi della sorgente Lamia e terminano dopo aver percorso 13 km nelle vicinanze del Ponte del Diavolo. Esse rappresentano di sicuro una delle emergenze ambientali più degne di essere visitate, si sviluppano tra montagne che sembrano mettere in atto giochi di equilibrio tra colori immutabili o varianti secondo la tavolozza che madre natura mantiene integra in questo angolo di Calabria.

L’ambiente offre uno scenario bellissimo, specie nella parte bassa dove si osserva sia l’azione corrosiva delle acque, che ha inciso stupendi capolavori nella pietra, sia l’azione erosiva che ha creato strapiombi e verticalità.
Numerosi sono gli ostacoli da superare, macigni di pietra scivolosi incastrati fra le acque gelide cascatelle e piccoli laghetti, piccole pareti da scavalcare e passaggi più larghi si alternano strettoie quasi buie, rischiarate da una sottile lama di luce, che penetra dall’alto, mentre di tanto in tanto grossi massi incastrati e tronchi d’albero movimentano lo scenario,creando degli scorci di orrida bellezza.

L’ambiente è spettacolare soprattutto la forra del Raganello che richiama nelle sue Gole basse, il ricordo delle bolge dantesche, ma nello stesso tempo offre l’habitat ideale per i grandi rapaci e per piante tipiche ed uniche, così come offre per un verso una galleria di sculture naturali. La discesa integrale richiede una buona esperienza alpinistica oltre che l’abitudine al torrentismo, la stagione ideale fine estate, durante il percorso si incontrano il Ponte di Pietraponte, la Porta del Canyon, la Forra d’Ilice, la Conca degli Oleandri, la frana ciclopica, il Tunnel dei Colombacci, il Ponte del Diavolo che segna il termine del percorso sotto l’abitato di Civita.

Migliaia sono i temerari che ogni estate si danno appuntamento per un’escursione lungo il corso del Raganello verso le viscere della terra. Le Gole anche se poco accessibili, sono state sempre frequentate dagli uomini anche quelli poco onesti (banditi, ladri, briganti, malfattori) che soprattutto nel secolo scorso ne hanno fatto la loro dimora prediletta. A testimonianza di ciò alcuni toponimi che sono ancora in uso (grotta dei Briganti, grotta di Marsilia) e numerose sono le leggende che vengono ancora oggi narrate dagli anziani del luogo.
I pastori inoltre svernavano nei versanti esposti a sud,le rocce nei pressi del ponte d’Ilice secondo le leggende degli anziani sono state frequentate da greggi che trascorrevano l’inverno in piccole e confortevoli grotte, i pastori inoltre costruivano raccoglitori d’acqua e sentieri strapiombanti, utilizzando rami che fungevano da ponti per raggiungere i terrazzi erbosi.

Le Gole sono tecnicamente divise in tre tratti: Gole alte meglio conosciute come Gole di Barile, Gole basse o Pietraponte-Santa Venere-Civita, e i bacini del Raganello.

La discesa dal Raganello

Lo spettacolo che offre il Canyon del Raganello è senza pari in Europa. Da anni è tra le mete preferite dai cultori del Canyoning Estremo.
Gli appassionati hanno individuato numerose escursioni, di vario livello; alcuni percorsi mescolano alla traversata tragitti di trekking classico e arrampicata libera o rafting. Per completare il percorso è necessaria una buona preparazione fisica, di solito la figura atletica che meglio si presta al "CANYONING" è il freeclimber o il praticante di Triathlon.
Gli ostacoli da superare, sono di diversa natura: macigni scivolosi incastrati tra loro; passaggi strettissimi; acqua gelida, cascatelle da risalire o discendere, scalini di pietra e piccole pareti da scavalcare, piccole "piscine" da attraversare a nuoto.

“Quello che ricevono in dono dal Raganello le persone che hanno il coraggio di affrontarlo, sono emozioni indimenticabili, niente può produrre la meraviglia, la vertigine, l'ipnosi che dà quell'acqua verde smeraldo e il bagliore diffuso dalla roccia bruna.
Sui massi lucidi si alternano gli ultimi riflessi di una luce che arriva fino in fondo alla gola solo dopo decine di rimbalzi tra una parete e l'altra. A volte da una parete scendono gocciolanti, i rivoli d'acqua di una sorgente, la parete appare ricoperta di muschi verde intenso, cosparso di goccioline splendenti come brillanti.
Si è calati in una atmosfera senza tempo, l'aria è limpida, l'acqua gelida, non un filo di vento là sotto; nelle gole regna la penombra, ma a volte si apre una fessura verso il cielo, e un fendente di luce la taglia di netto, ricordandoci che fuori dal Canyon c'è sempre il nostro mondo ad aspettarci”.
Francesco Bruno 2006

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